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ARCHETIPI E SIMBOLI

0.0-ARCHETIPISIMBOLI-280x400 il sito di Kuphasael Thorosan, autore di un insieme “omogeneo” di libri che hanno l’ambizione di argomentare intorno alla Conoscenza, il tutto supportato anche dal BLOG

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con argomenti quali simbolismo, mitologia, esoterismo, bestiario, gnosticismo, taoismo, sufismo, quarta via, kabbalah, alchimia, ermetismo, induismo, magia, massoneria, libri, racconti, video, film, arte e tanto altro.

Ti starai chiedendo: «Perché il nome del sito è “Archetipi e Simboli”»? «Perché “Chiavi di Conoscenza”»?
Non sarà questa breve introduzione a fornire un buona risposta alle tue domande, anche perché buona parte del libro Infinito, Zero, Punto, Uno (parte prima di BAGLIORI DI VERITA') è dedicata proprio a fornire la suddetta risposta. Per il momento mi limiterò a dire fugacemente del loro significato, senza entrare troppo nei particolari.
Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: l’accezione che intendo dare alle parole archetipi e simboli, non è limitata dalla visione psicologica, psicoanalitica o filosofica. Per poter fornire una possibile interpretazione dei due termini devo, perciò, liberarli dei vari lacci e lacciuoli dovuti alla suddette discipline, al fine di non tarpargli le ali. Con questo non intendo dire che la visione fornita dalla psicoanalisi, dalla psicoanalitica o dalla filosofia non sia importante e che non meriti di essere approfondita. Lungi da me un simile pensiero. Intendo solo affermare che, restringendo il loro significato alle "discipline" di cui sopra, c'è il rischio di chiudere in gabbia un'animale che va, invece, osservato e lasciato libero, nel suo ambiente naturale.
La parola archetipo deriva dal greco archétypon, composto da arché (principio) e týpos (tipo, idea, esemplare), per cui il suo significato è all’incirca quello di “idea primaria”, “tipo originario”, o meglio “principio tipo”, “principio che ha valore di esempio”. Cosa diavolo sia una “idea primaria” o un “tipo originario” o ancora “principio tipo”, non è facile da intuire. L’archetipo rappresenta, infatti,  qualcosa di complesso, non facilmente individuabile e di non semplice interpretazione. La cosa certa è che l’archetipo non è vincolato al tempo e allo spazio, non dipende cioè da fattori storici o geografici. E' puro “spirito”. Non puoi percepirlo con i sensi. Non ha colore (non puoi vederlo), non ha suono (non puoi udirlo), non ha sostanza (non puoi toccarlo), non ha odore (non puoi percepirlo con l’olfatto),  non è piacevole o spiacevole, non è buono o cattivo (non puoi gustarlo), non ha pensiero (non puoi percepirlo con la ragione). L’archetipo non appartiene alla realtà “ordinaria”, appartiene alla realtà “vera”. L’archetipo è un concetto “assoluto”.
Il termine simbolo deriva dal greco sýmbolon (segno di riconoscimento), derivato di symbállein (mettere insieme), composto di sýn (con, insieme) e bállein (mettere, gettare). Si deduce che il simbolo è qualsiasi segno - da interpretarsi nel senso più ampio possibile, quindi qualsiasi oggetto, gesto, suono, odore, statua o altra cosa come mito, fiaba, leggenda, favola, ma anche un soggetto vivente - che mette insieme. Mette insieme cosa? Che cosa viene unito dal simbolo? Il “cosmo della realtà intima dell’uomo”, quello che, in modo impreciso, viene indicato come il microcosmo, e il “cosmo al di fuori della realtà intima dell’uomo”, quello che, sempre in modo impreciso, viene individuato come il macrocosmo.[1] Per inciso cosmo significa “ordine” ed è composto di archetipi. Mentre il mondo, l’universo, è una rappresentazione del cosmo, è composto di simboli, ed è soggetto all’entropia ossia al disordine, per lo meno così appare ai nostri sensi. Inoltre micro e macro, piccolo e grande sono concetti relativi e soggettivi. Una cosa può essere micro, piccola rispetto ad un’altra, ma macro, grande rispetto ad una terza; di conseguenza micro e macro, piccolo e grande esistono solo in senso relativo e soggettivo, mai in senso assoluto.
Lo so: non è molto chiaro! Proprio per questo motivo, come ti accennavo sopra, ho scritto Infinito, Zero, Punto, Uno, in cui spiego, nei limiti del possibile, alcuni concetti chiave tra cui, appunto, quelli di archetipo e di simbolo. Quello che devi, comunque, comprendere è che non puoi entrare in rapporto diretto con l’archetipo, ma puoi percepire i suoi effetti per mezzo del simbolo, ovvero l’archetipo si manifesta sul piano della realtà “ordinaria” attraverso il simbolo, ma non devi assolutamente, categoricamente, tassativamente confonderlo con il simbolo. L’archetipo, che è immanifesto, si manifesta mediante il simbolo. Il simbolo rende esprimibile l’archetipo, che è inesprimibile. Il simbolo permette di avere un’immagine dell’archetipo che altrimenti non sarebbe visibile. Lo stesso archetipo può manifestarsi con differenti simboli, quindi non è il simbolo a produrre, a generare l’archetipo, ma viceversa. L’archetipo è la “linfa vitale” affinché il simbolo abbia vita. L’archetipo è assoluto, il simbolo è relativo. L’Assoluto non necessita del relativo, ma per potersi manifestare ha bisogno di esso. Il relativo ha bisogno dell’Assoluto per “giustificare” la sua esistenza. Il simbolo è la saldatura, il punto d’incontro, il tramite tra la realtà “apparente” e la  realtà “vera”. I simboli sono le chiavi per aprire delle porte che permettono l’accesso alla “comprensione della vita”, alla “vera” natura dell’uomo, alla conoscenza.

Cosa è la conoscenza? Per spiegare cosa sia la conoscenza devo parlarti di due sorelle gemelle: Gnosi e Sofia. Sofia è quella più “carina”, veste meglio, parla in modo corretto, è brillante, sa vivere in società, tutti le vanno dietro; Gnosi invece è meno “carina”, non si esprime sempre al meglio, non si trova a suo agio con gli altri, è un po’ chiusa e, a volte, volendo essere sinceri, anche un po’ pesante, non ha molti spasimanti, però tra le due è quella più riflessiva, più saggia. Tanto tempo fa, erano felici, vivevano sempre insieme, non avevano problemi. Tutto era diviso fra loro con equanimità. Finché un giorno, non si sa perché, litigarono. Sofia  incominciò a prendere le distanze dalla sorella:
«Io sono più bella, io sono più intelligente, io sono più affascinante, perché devo dividere con te ciò che è mio?» disse Sofia a Gnosi.
Gnosi cercò di spiegare a Sofia che questo era il volere del Padre. Ma Sofia, oramai convinta di aver ragione, prese le valigie e andò alla conquista del mondo. Gnosi sapeva che Sofia commetteva un errore, ma decise che, se questa era la volontà della sorella, lei non aveva il diritto di interferire. Da allora Gnosi e Sofia vivono separate, non si sono più incontrare. Sofia vive su di una faccia e Gnosi sull’altra, non hanno più coscienza che la medaglia è la stessa.
Cosa è la Coscienza? Coscienza è la terza sorella.
Mi dirai: «Come sarebbe a dire che Coscienza è la terza sorella»? «Non avevi detto che erano due le sorelle»?
Si, quelle gemelle, ma le sorelle sono state sempre tre. Coscienza ama profondamente le sue due sorelle, non farebbe e non direbbe mai qualcosa che possa ferire la loro sensibilità. Da quando Sofia e Gnosi si sono separate, cerca disperatamente di riunirle, senza grandi risultati per la verità. Ma lei non demorde, è un tipo tenace. Sa che è loro “destino” vivere insieme.

Se hai tempo e voglia, clicca su Archetipi e Simboli ed incomincia la lettura. Ti consiglio di ascoltare più di una volta e con molta attenzione Prologo e Conclusione, ma con calma, molta calma, non c’è fretta.
Leggere? A che serve? Io sono uno pratico, ho bisogno di vederle le cose, di toccarle con mano! E, poi, non ci sono anche troppi libri?

Potrei cavarmela rispondendoti con un bel «si, no, forse!», ma così non darei sufficiente soddisfazione alle tue obiezioni, quindi cercherò, nei limiti delle mie possibilità, di darti lumi mediante due differenti risposte, sperando siano di tuo gradimento.
Relativamente alla prima risposta, mi servirò delle parole di Idries Shah riportate nel libro Imparare ad imparare:

Le cipolle secche, disidratate possono essere considerate simili alle parole scritte. Non si può dire che siano l'esperienza originale (la cipolla), ma non si può neanche dire che siano niente di niente, in quanto hanno una potenzialità. Se alle cipolle aggiungete dell'acqua calda, questa viene assorbita dal materiale disidratato. Nel giro di qualche minuto abbiamo qualcosa che sappiamo che è stata una cipolla disidratata, ma che non è più la stessa cosa. Ora abbiamo delle “cipolle ricostituite”. Non abbiamo cipolle nella loro forma integrale, e non abbiamo nemmeno delle cipolle fresche, ma abbiamo qualcosa che ci permetterà di riconoscere le cipolle fresche quando le vedremo e le assaggeremo. Rispetto alle cipolle disidratate c’è stato un progresso. L'esperienza originale è rappresentata dalle cipolle fresche. L'acqua è l'aggiunta di un elemento nuovo rappresentato dalle giuste condizioni di studio. Il risultato è qualcosa di commestibile; si tratta di un buon surrogato delle cipolle fresche, che contiene anche elementi nutritivi. Chi dice: «Non si può far niente con delle cipolle disidratate» (che equivale a dire: «Non si può ricavare nulla da un libro») si sbaglia. Chi dice: «Aspetterò (o cercherò) finché non avrò trovato delle cipolle fresche» si sbaglia, perché non si rende conto che non saprebbe riconoscere le cipolle “fresche” nel caso le vedesse. Queste cose vanno dette, anche se a malincuore; e le osservazioni di questo tipo sono in genere considerate provocatorie, mentre sono solo constatazioni.

Relativamente alla seconda risposta, mi servirò delle parole tratte dalla mia presentazione ad ARCHETIPI E SIMBOLI:

 I sette libri hanno una caratteristica che li rende rari. Con questo non intendo dire che sono importanti, lungi da me un simile pensiero. Intendo solo dire che sono rari nella loro struttura. Probabilmente testi così non li hai mai letti. Non sono saggi e neanche romanzi. Sono semplicemente “racconti” e sono composti da quattro soggetti.
Ci sono ovviamente io che racconto e che, dall’alto della mia ignoranza, mi permetto di fare commenti in tutta libertà.
Ci sei tu!
Come sarebbe a dire che ci sono io?
Ecco, questo sei tu! Quello che fa continuamente domande e vorrebbe capirci qualcosa. Ci sono le “pietre da ridere” e le “gemme” o “perle” di cui ti ho già detto. Sia le une che le altre ti capiteranno tra i piedi durante tutto il racconto.

Cosa sono le “pietre da ridere” e le “gemme”?

Mettiti comodo, fai un bel respiro ed ascolta.

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